MISSIONI MATTE

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Questa attività, di semplicissima organizzazione può essere adattata a partecipanti di ogni età. Tutto è incentrato sul gioco di squadra, l’improvvisazione e la capacità di organizzarsi migliorando i legami tra i componenti della squadra. Uno degli aspetti più interessanti è che si presta a moltissime varianti che agli obiettivi di team building può associare temi di ricerca, rebus, …

  • Durata:
    30 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    da 9 a n, purché divisi in gruppi di almeno 3 persone.
  • Grado di difficoltà:
    facile.
  • Materiali:
    foglietti di carta e una penna.

Fase 1

L’animatore scrive su dei cartoncini, diverse cose da fare buffe e inusuali, poi li mette su un vassoio con la parte scritta rivolta in basso: questo sarà il vassoio delle missioni matte. Alcuni suggerimenti:

  • Portare tre formiche;
  • Portare tre oggetti di colore rosso;
  • Portare tre rifiuti riciclabili;
  • Cantare il testo tradotto in italiano, di una canzone inglese;
  • Scambiare gli abiti di due componenti della squadra;
  • Costruire un recinto alto 4 cm con le matite;

Fase 2

I partecipanti vengono suddivisi in gruppi. Ciascun gruppo elegge un leader. Viene assegnato un tempo x (per esempio 5 minuti) entro cui ciascun gruppo deve svolgere il maggior numero di missioni possibile. L’animatore dovrà verificare che una missione sia stata completata prima che il leader del gruppo possa pescare dal vassoio la missione successiva. Vince il gruppo che in quell’arco di tempo ha svolto più missioni, certificate dal numero di foglietti che sono stati contrassegnati dall’animatore.

LAVORARE IN RETE

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Nelle sue varie dimensioni e caratteristiche, “fare rete” o “lavorare in team”, rappresenta una vera e propria strategia relazionale organizzata, creata dagli individui per facilitare il raggiungimento di determinati obiettivi attraverso la reciproca collaborazione. Il gruppo è inteso qui non come somma di persone indipendenti, bensì interdipendenti.

  • Durata:
    1 ora o più (Dipende dall’obiettivo e dai risultati attesi)
  • Numero di partecipanti:
    da 4 a 20. Spesso anche sotto i 20 è consigliabile creare dei sottogruppi
  • Grado di difficoltà:
    medio.
  • Materiali:
    fogli di grande formato, post-it, pennarelli e documenti condivisi.

Fase 1

DEFINIRE CHIARAMENTE L’OBIETTIVO: COSA VOGLIAMO RAGGIUNGERE?

Un insieme di persone diventa gruppo quando elabora al suo interno obiettivi condivisi dall’intero gruppo. Anche quando gli obiettivi dovessero provenire dall’esterno (come succede nei gruppi di lavoro, in cui l’obiettivo viene per esempio dato dai superiori), un gruppo diventa tale solo se rielabora, facendoli propri, gli obiettivi che provengono da altre parti. Condividere non significa unanimità, ma riconoscimento dell’obiettivo da parte di tutti e dichiarazione di impegno per raggiungerlo.

Fase 2

CREAZIONE DI NORME E VALORI: SU QUALI LOGICHE VOGLIAMO RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO?

Il gruppo produce anche le norme di funzionamento del gruppo stesso e i valori in cui crede. Anzi, proprio le regole costruite dal gruppo, che possono nascere solo dopo che si è diventati capaci di gestire eventuali conflitti, diventa un momento gratificante e di coesione per il gruppo stesso: le regole assieme ai valori, vanno formano quella che diventerà una vera e propria “cultura” del gruppo.

Fase 3

INDIVIDUARE RUOLI E COMPETENZE: CHI FA COSA?

Il gruppo, non esiste se non si differenzia al suo interno assegnando ruoli particolari. I ruoli rispecchiano le attese che gli altri hanno nei confronti di un membro del gruppo, per il fatto che quel membro presidia una determinata attività. Per raggiungere condizioni di efficacia, un gruppo deve avere competenze sia operative che relazionali. Le prime attengono al fare, organizzare e pianificare; le seconde interessano la comunicazione, la creazione del giusto clima e la gestione dei conflitti.

Fase 4

SCEGLIERE UN METODO: QUALI REGOLE OPERATIVE CI DIAMO?

Il metodo ha come riferimento le norme operative. Che regolano l’interazione professionale tra i membri del gruppo, ordina il lavoro nel gruppo, favorisce la tendenza all’uniformità dei prodotti attraverso l’adozione di standard e codici condivisi. Aderire alle regole per il lavoro comune non è semplice: richiede una forma di pensiero sovra-individuale, l’uso di tecniche per la risoluzione di conflitti, l’analisi delle risorse e dei vincoli e una costante capacità di adattamento.

Fase 5

COME GESTIRE LA COMUNICAZIONE ALL’INTERNO DEL GRUPPO?

La comunicazione è lo strumento chiave che permette il funzionamento del lavoro di gruppo che presuppone lo scambio di informazioni finalizzato al raggiungimento degli obiettivi attraverso la produzione dei risultati attesi. La comunicazione orienta ed è a sua volta orientata dal sistema di relazioni e ruoli presenti nel gruppo stesso.  

NOTA:

Esiste una differenza tra gruppo di lavoro e lavoro di gruppo. Il primo rappresenta un’unità organizzativa caratterizzata da dimensioni ridotte e autonomia gestionale e operativa; il lavoro di gruppo è un metodo di lavoro, che prevede: un obiettivo operativo, persone con scopi e bisogni interdipendenti e coordinamento interno.

LABORATORIO: ATTERRAGGIO SICURO PER UN UOVO

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Si tratta di un gioco di team building. I partecipanti, organizzati in piccoli gruppi devono progettare e realizzare una protezione che eviti la rottura di un uovo che cade dall’altezza di due metri. Scopo dell’attività è favorire la conoscenza reciproca e sviluppare la capacità di ideare e realizzare in team la soluzione a un problema.

  • Durata:
    3ore e 30 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    da 3 a 45.
  • Grado di difficioltà:
    medio.
  • Materiali:
    scelti dagli organizzatori rispetto allo scopo del gioco e forniti in uguale misura a tutti i gruppi o suggerimento di trovare i materiali necessari nello spazio circostante.

Fase 1.

Il facilitatore/animatore comunica a tutti i partecipanti lo scopo del gioco: realizzare una protezione con i materiali a disposizione, per evitare che un uovo, fatto cadere da due metri di altezza, si rompa. A questo punto divide i partecipanti in sottogruppi, consegna i materiali o suggerisce di recuperarli tra le cose a disposizione nell’ambiente in cui si trovano e assegna un tempo per lo svolgimento dell’attività.

Fase 2.

Se i materiali sono stati forniti dagli organizzatori, ciascun gruppo pensa a una soluzione per realizzare la protezione per la caduta dell’uovo con essi. Se invece occorre procurarseli, è bene studiare l’ambiente e capire cosa possa essere utile allo scopo. Ai gruppi viene anche chiesto di pensare a  una  metafora  di  questo  gioco applicandolo al proprio ambiente lavorativo.

Fase 3.

Una volta che ciascun gruppo ha realizzato la propria protezione, tutti i partecipanti di riuniscono. Il capogruppo sistema la protezione per terra e lascia cadere l’uovo da due metri per testarla. L’importante è misurarsi con i temi della collaborazione e della cooperazione per poi riportare quanto appreso sui propri comportamenti nell’ambito delle esperienze lavorative e relazionali.

LA PENNA MAGICA

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Questo gioco si adatta a ragazzi della scuola secondaria inferiore e superiore. Si tratta di scrivere su un foglio di carta bianco la/le parola/e pronunciate da un animatore/facilitatore. I movimenti del pennarello sono però guidati da un gruppo di partecipanti a distanza. Qui si impara a fare strategia, a lavorare insieme, a coordinarsi con gli altri e a coordinare i propri movimenti.

  • Durata:
    30 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    da 4 a 24, purché divisibili in gruppi di almeno 4 persone.
  • Grado di difficoltà:
    difficile.
  • Materiali:
    fogli di carta di formato A3-A2, elastici alti qualche mm, spago, pennarelli.

Fase 1

Prepara i materiali per ciascun gruppo:

  • 1 foglio di carta poggiato su una superficie piana.
  • 1 elastico spesso e resistente che aderisca bene al pennarello (che deve essere ricco di inchiostro in modo da non richiedere forzature per la scrittura).
  • N pezzi di spago lunghi 50-60 cm (dove n è in numero di componenti del gruppo).

Lega un’estremità di ogni pezzo di spago all’elastico in modo che siano equidistanti, come i raggi di una ruota. Metti l’elastico intorno al pennarello.

Fase 2

Chiedi ai partecipanti di ogni gruppo di prendere in mano un’estremità libera dello spago. Tendendo lo spago riusciranno a mettere il pennarello in posizione verticale. Togli i cappucci ai pennarelli e pronuncia la prima parola. Puoi iniziare da parole semplici di poche lettere, pensate in modo che sia necessario staccare poche volte la penna dal foglio e complicale, mano a mano che ti accordi che i partecipanti prendono confidenza con il gioco.

Fase 3

In ogni gruppo i partecipanti, disposti intorno al foglio dovranno scrivere la parola pronunciata dall’animatore/facilitatore senza toccare mai il pennarello con le mani, ma solo guidandone i movimenti attraverso i pezzi di spago ad esso legati. Concettualmente semplice, nella pratica occorre molta strategia, rapida assunzione di decisioni, coordinamento tra i vari membri del gruppo e una buona comunicazione. Si scoprirà presto che non basta parlare per comunicare.

Nota

Il gioco può essere ripetuto più volte, assegnando un tempo massimo, scegliendo parole più lunghe o complesse, passando dalle lettere maiuscole a quelle minuscole. Sarà interessante vedere i progressi compiuti da ciascun gruppo confrontando i risultati ottenuti a ogni nuova manche.

L’IMPORTANZA DEL FACILITATORE NEI LAVORI DI GRUPPO

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La facilitazione, determina un’ottimizzazione duratura ed efficace dei gruppi e degli ambienti in cui viene applicata, portando necessariamente anche benefici anche a livello personale. Essa presuppone un insieme di abilità operative e competenze che possono essere esercitate negli scambi interpersonali con l’obiettivo di curare eventuali criticità e ottimizzare le risorse in gioco.

  • Durata:
    sempre.
  • Numero di partecipanti:
    almeno 2 (escluso il facilitatore).
  • Grado di difficioltà:
    difficile.
  • Materiali:
    dipende dal contento e dagli obiettivi.

Chi è il facilitatore?

Se ci riferiamo a una figura esperta, il facilitatore è un consulente di processo che guida gruppi, organizzazioni o istituzioni al raggiungimento di obiettivi e risultati definiti ricorrendo a competenze socio-relazionali avanzate. Queste competenze si acquisiscono attraverso corsi dedicati e naturalmente l’esperienza. Può essere definito come un riduttore delle complicazioni, un fluidificatore delle relazioni. E’ un gestore dei conflitti, un cuscinetto. Non uno che offre soluzioni ma uno che facilita l’assunzione di decisioni.

Cosa fa il facilitatore?

Alcuni esempi:

  • Facilita una riunione di lavoro, accompagnando i partecipanti verso il conseguimento dei risultati che sono stati condivisi al momento della convocazione.
  • Gestisce processi partecipati di natura socio-territoriale per costruire ponti tra stakeholders.
  • Si occupa di community care promuovendo la formazione degli adulti, l’educazione alla cittadinanza attiva e alla responsabilità.

Quali strumenti usa il facilitatore?

In generale possiamo dire che ricorre alla cosiddetta “Comunicazione o progettazione partecipata”: una tecnica aperta che, attraverso metodologie strutturate, facilita l’interazione degli attori durante le sessioni di gruppo e inter-gruppo.

Quali aree presidia il facilitatore?

L’organizzazione: definisce idee, azioni e compiti e distribuisce responsabilità e impegni.

La relazione: cura la comunicazione partecipata.

L’interazione: gestisce i turni di parola e gli interventi; presidia l’introduzione e lo sviluppo dei temi assicurandosi che non si vada fuori tema.

La partecipazione: ricorre a strumenti e metodologie definite per guidare il coinvolgimento delle persone e assicurarsi che tutte le voci abbiano il loro spazio di espressione.

COSTRUIAMO UN PONTE

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È un gioco che prevede la divisione dei partecipanti in due squadre che lavorano autonomamente ma non sono in competizione: ciascuna dovrà infatti realizzare una metà di un ponte di cartoncino e le due metà dovranno poi arrivare a combaciare. E’ un gioco che simula il lavoro di gruppo ma a distanza, con limitati mezzi di contatto e comunicazione e con tempi contingentati.

  • Durata:
    20 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    da 8 a 20 .
  • Grado di difficoltà:
    medio, difficile.
  • Materiali:
    cartoncini colorati di formato A3, due penne, due paia di forbici, due pinzatrici.

Fase 1

L’animatore divide i partecipanti in due gruppi e fornisce loro i materiali necessari. Spiega che compito di ciascun gruppo è costruire una metà del ponte e che alla fine dei 20 minuti le due metà dovranno combaciare e il ponte dovrà stare in piedi. Ogni gruppo dovrà nominare un leader. Dopo 5 minuti i due leader potranno incontrarsi e scambiarsi informazioni per 30 secondi. A richiesta potranno chiedere all’animatore un altro incontro dello stesso tempo. Scaduti i 20 minuti le squadre si riuniranno e avranno 60 secondi per comporre il ponte.

Fase 2

Iniziano i 20 minuti. I partecipanti hanno l’obbligo di nominare il leader: uno per ciascun gruppo. Elaborano una strategia e iniziano a verificarla. Durante questa fase iniziano a emergere i ruoli: c’è chi disegna un progetto, chi prepara e taglia i fogli di cartone, chi tiene il tempo, chi osserva e non interviene per timidezza e chi si attiene per non creare confusione. All’interno di ciascun gruppo ci sarà anche un osservatore che cercherà di tenere memoria delle cose che accadono, anche prendendo appunti sul proprio quaderno.

Fase 3

Dopo i primi 5 minuti i leader dei due gruppi si incontrano per 30 secondi e devono decidere:

  • quale delle due strategie seguire;
  • Comunicarsi le misure adottate per l’altezza;
  • Condividere ogni altra informazione per portare a termine il compito assegnato.

Naturalmente l’animatore tiene il tempo ma non suggerisce il modo in cui le due squadre possono accordarsi. Tutto è nelle mani dei leader. I partecipanti che hanno il ruolo di osservatore possono assistere, in silenzio allo scambio tra i due leader.

Fase 4

I leader (e gli osservatori) tornano nei rispettivi gruppi e danno le istruzioni condivise. Iniziano a metterle in pratica e se almeno uno dei due lo ritene necessario, chiede un secondo e ultimo incontro all’animatore che lo concede e monitora il tempo dello scambio. Allo scadere dei 30 secondi interrompe i leader e li invita a tornare nei propri gruppi.

Fase 5

Scaduti i 20 minuti, i due gruppi si ritrovano e parte il conto alla rovescia: in 60 secondi devono assemblare il ponte assicurandosi che stia in piedi. Occorre quindi superare le difficoltà che eventualmente si dovessero presentare, insieme, mettendo da parte inutili polemiche che farebbero perdere tempo.

Fase 6

È il momento delle conclusioni: i due osservatori riassumono le dinamiche a cui hanno assistito e le confrontano con le sensazioni che i partecipanti hanno provato.

Nota

È questo un gioco estremamente istruttivo che si raccomanda di utilizzare quando è necessario far lavorare insieme persone che non si conoscono o che hanno background molto diversi. Aiuta non solo a sciogliere il ghiaccio, ma senza eccessiva prosopopea insegna che le polemiche in alcuni momenti ci allontanano dalla possibilità di conseguire gli obiettivi che ci siamo dati.

COME SI DISEGNA LA FELICITA’?

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Questa attività può essere adatta a partecipanti di tutte le età a partire dalla scuola primaria. Si tratta di concordare con i compagni dello stesso gruppo quale disegno rappresenti meglio alcune parole come felicità, stupore, odio, soddisfazione, complicità,… Bisogna quindi aprirsi per proporre, essere umili per accettare le idee degli altri, negoziare la soluzione in cui crediamo maggiormente…

  • Durata:
    45 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    fino a 24, suddivisi in gruppi di almeno 4 persone.
  • Grado di difficoltà:
    medio.
  • Materiali:
    cartelloni bianchi (6 per gruppo), di grammatura spessa, almeno di formato A3 , tempere e pennelli.

Fase 1

L’animatore divide i partecipanti in due gruppi e fornisce loro i materiali necessari per l’esercizio. Spiega che per ogni parola da lui scelta avranno 5 minuti per realizzare un quadro che la rappresenti. Non ci sono limiti al linguaggio espressivo: solo colore, un ritratto, una scena, …  Il gioco può ripetersi ricorrendo fino a 6 parole.

Fase 2

L’animatore fa partire i 5 minuti e avviserà i gruppi quando manca un minuto allo scadere del tempo assegnato. Tutti membri di ciascun gruppo sono invitati a proporre un’immagine che rappresenti in modo efficace la parola data o suggerisca la sensazione evocata. E all’interno del gruppo è altresì possibile che chi ritiene di saper disegnare bene si offra volontario. È questa la fase in cui le persone iniziano a mettersi in gioco, aprendosi, rivelando le proprie attitudini, facendosi conoscere dagli altri membri del gruppo. Ma è anche l’occasione in cui ciascuno si interroga sulle proprie capacità e le riconosce davanti ad altri.

Fase 3

Finalmente si dipinge! Spazio alla fantasia. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. È il processo quello che conta e soprattutto la capacità dei membri di mettere in discussione le proprie idee e lavorare a favore una soluzione che sia condivisa da tutti.

Fase 4

Conclusa la prima prova, l’animatore concede due minuti di pausa che posso essere utilizzati per mettere in ordine i materiali, prendere decisioni strategiche su come agire, sulla scorta dell’esperienza appena vissuta. Il gioco si ripete per altre cinque volte.

Fase 5

Scaduti gli ultimi 5 minuti, tutti i cartelloni vengono appesi, in modo tale che gli autori possano commentarli o rispondere alle domande di tutti i presenti, inclusi gli altri giocatori. È interessante sentire oltre che la descrizione dell’opera, anche il modo in cui si è arrivati a scegliere quell’espressione.

QUANTI ANNI HO?

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Ai partecipanti si chiede di compiere azioni comuni, ma assumendo di avere un’età ben precisa: per esempio mangiare, come se si avessero 3 anni, o 90. L’obiettivo è mettersi in gioco.

Prima di iniziare l’attività, elenca una serie di azioni da proporre, abbina un’età, procura gli oggetti necessari al suo svolgimento (se l’azione è mangiare servono almeno un piatto, le posate, una mela). Puoi prevedere interazioni tra più attori.

  • Durata:
    da 5 a 30 minuti.
  • Numero di partecipanti:
    da 1 a 20.
  • Grado di difficoltà:
    medio/difficile.
  • Materiali:
    quaderno dove scrivere le azioni da proporre. I materiali/strumenti necessari per lo svolgimento dell’attività che hai pensato.

Fase 1

Spiega al gruppo il gioco. Fai degli esempi, e mostra anche gli oggetti che hai portato. Fornisci gli oggetti che hai predisposto per la prima azione. Inizia dalle attività più semplici che hai scritto e procedi con esercizi di difficoltà crescente. Lascia che finisca l’attività di ogni singolo attore e poi chiedi le impressioni sia a chi agiva che a chi osservava.

Fase 2

Ora passa alle interazioni. Chiedi per esempio a un attore di mangiare come se avesse 3 anni e poco dopo ad un altro attore di impersonare il nonno 80enne che lo aiuta a mangiare. Puoi creare interazioni che contino anche 3 o 4  personaggi, se vedi che il gruppo sta lavorando bene e si sta mettendo in gioco senza imbarazzi. Un consiglio: evita incertezze nel dare indicazioni. Dai comandi brevi e precisi. Aiuterà i partecipanti a non perdere la concentrazione.

Fase 3

Esaurito l’elenco di azioni che avevi previsto, scambiate le reciproche impressioni: chiedi se è stato più o meno difficile impersonare un’età che ancora non si ha, per esempio. Osserva se alcuni hanno fatto la “parodia” di un’età o se invece hanno rivestito il ruolo con maggior serietà. Con queste attività gli spunti di discussione possono essere tanti.

Nota: 

Questa attività può essere proposta a conclusione delle altre 3 descritte  nelle schede 1, 2 e 3. O può essere proposta a un gruppo che ha già lavorato comunque insieme in altre attivitàÈ un lavoro molto individuale, che aiuta a sviluppare la capacità di mettersi non solo in gioco, ma anche in discussione.